Ci si arriva a piedi da Termini, frazione di Massa Lubrense — ma esistono due percorsi diversi che portano lo stesso nome.
Il primo è una passeggiata: circa 4 km, due ore andata e ritorno, facile. Il secondo è un anello che sale sul Monte San Costanzo: tra 7,4 e 9 km, tre ore e mezza-quattro, con 450-550 metri di dislivello. Sono due giornate diverse.
SorrentoHikes non pubblica una distanza GPS che non ha camminato. Quando l’avrà fatto, questa tabella lo dirà.
Le guide pubblicano 4 km, 7,4 km, 9 km per lo stesso posto. Qui la divergenza non è sui numeri: è sull’oggetto. Sono tre percorsi diversi che portano tutti il nome «Punta Campanella», e quasi nessuno dichiara quale sta descrivendo.
Tre cifre per tre percorsi diversi, tutti chiamati «sentiero di Punta Campanella». Non è un errore di misura: non è lo stesso sentiero.
≈4 km, due ore andata e ritorno da Termini lungo la via Minerva. La passeggiata che fanno quasi tutti.
7,4–9 km sul Monte San Costanzo, 450–547 m di dislivello, tre ore e mezza-quattro. Un’altra giornata.
Molte cifre contano solo la discesa. All’andata si scende, al ritorno si sale: la fatica vera è al rientro.
Quello che si può dire con certezza: decidete quale delle due giornate volete prima di partire — la passeggiata di due ore o l’anello da quattro. Non sono la stessa cosa.
Si parte da Piazza Santa Croce, a Termini — l’ultimo paese abitato verso occidente. Si imbocca via Campanella e, dopo circa quattrocento metri, al bivio si tiene la destra.
Da lì comincia la via Minerva: una mulattiera greco-romana del IV secolo a.C., ancora in parte pavimentata con il basolato romano. Nel 1962 l’asfalto ha coperto i tratti meglio conservati, ma in qualche punto la pietra antica si vede ancora sotto.
Il percorso corre in discesa tra uliveti e macchia, con Capri che si apre davanti; sulla destra compare la Torre di Fossa di Papa. Una deviazione scende alla Cala di Mitigliano, caletta di ciottoli dove si può fare il bagno. Per la punta si tira dritto: la strada si fa più ripida, poi appaiono la torre e il faro.
All’andata si scende, al ritorno si sale. La punta è più in basso di Termini: la parte facile è quella iniziale.
Chiunque scriva soltanto «facile» si riferisce alla discesa. Mettete in conto la risalita, soprattutto d’estate e senza ombra.
Chi ha problemi di cuore o di respiro tenga conto della salita, non della discesa. E non attardatevi dopo il tramonto: il sentiero non è illuminato e la risalita al buio non è una buona idea. Chi ci va per il tramonto conti almeno venticinque minuti per rientrare.
In tufo grigio, fatta costruire da Roberto d’Angiò tra il 1334 e il 1335, distrutta dai Turchi e rifatta nel 1556. Faceva parte del sistema di torri di avvistamento: sulla sua sommità suonava una campana per dare l’allarme. È da quella campana che viene il nome del luogo. Non da una leggenda: da un oggetto.
I Greci chiamavano il promontorio Ateneo e vi eressero un santuario ad Atena, ereditato dai Romani come tempio di Minerva. Dei ruderi resta poco, ma qualcosa intorno alla torre si vede ancora. La leggenda vuole che a fondarlo sia stato Ulisse, per ringraziare la dea che lo aveva protetto dalle Sirene — che vivevano poco più in là, sui Li Galli.
Sul lato sinistro della torre una discesa impervia porta alla Grotta delle Sirene. A metà strada, scolpita nella roccia, c’è un’iscrizione in lingua osca della prima metà del II secolo a.C., scoperta nel 1985 dal professor Mario Russo. Nomina i tre Meddices Minervii, i magistrati che appaltarono la costruzione dell’approdo e della scala verso il santuario.
È una delle testimonianze più antiche e meno visitate della penisola. La discesa alla grotta, però, è difficile e non adatta ai principianti: valutatela con onestà.
In auto si arriva a Piazza Santa Croce — il riferimento da mettere in navigatore. Si parcheggia in piazza, a pagamento, e si prosegue a piedi. Chi vuole fermarsi a Mitigliano trova un parcheggio poco prima dell’inizio del sentiero.
In autobus, da Sorrento partono corse per Sant’Agata sui Due Golfi che passano per Termini. Consultate gli orari prima di partire.
Le tariffe pubblicate del parcheggio di Mitigliano divergono: si legge di 5, 6 e 10 euro. Verificate sul posto.
Portate contanti: non date per scontato il pagamento elettronico.
Il promontorio è brullo e senza un albero: acqua e crema non sono un dettaglio.
Il 14 maggio, San Costanzo, la statua sale in processione da Termini alla cappella sulla cima del monte.
Circa due ore andata e ritorno per il percorso semplice da Termini. L’anello che sale sul Monte San Costanzo richiede tre ore e mezza-quattro.
Il percorso diretto è facile, ma il ritorno è in salita. L’anello con il Monte San Costanzo è medio-impegnativo, con 450-550 metri di dislivello e tratti a volte invasi dalla vegetazione.
Da Piazza Santa Croce, a Termini, frazione di Massa Lubrense.
Sì, deviando per la Cala di Mitigliano poco dopo l’inizio del sentiero. Spiaggia di ciottoli, scarpette da scoglio consigliate.
No. Portate quello che vi serve.
Dalla campana che suonava sulla torre trecentesca per dare l’allarme in caso di incursioni dei pirati.
La discesa esiste ma è impervia e non adatta ai principianti. A metà strada c’è l’epigrafe osca del II secolo a.C.
Il promontorio è nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella. Le regole riguardano soprattutto la navigazione. Verificate presso l’AMP.
Le fonti pubblicano dati molto diversi — 4 km, 7,4 km, 9 km — perché descrivono percorsi diversi. Tariffe del parcheggio, orari dei bus e regole dell’Area Marina Protetta cambiano: verificate sempre alla fonte prima di partire. I dati di percorso sono incrociati su più fonti; dove divergono, lo dichiariamo.